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Pallettoni o pallini? Lunedì l’autopsia svelerà i dubbi sul cacciatore ucciso

gennaio 31st, 2009 by admin

Pallettoni o pallini? Lunedì l'autopsia svelerà i dubbi sul cacciatore
ucciso

SASSARI. Sarà l’autopsia, fissata per lunedì prossimo, a svelare anche l’
ultimo “mistero” sulla morte di Enrico Biccheddu, l’operaio di 47 anni di
Pozzo San Nicola ucciso da una fucilata esplosa accidentalmente dal suo
compagno di caccia e amico Giuseppe Masia. Subito dopo l’incidente, Masia
aveva ricostruito la dimanica dei fatti e raccontato che Bicchedu era stato
colpito al fianco sinistro da una cartuccia caricata a pallini per tordi.
Nella notte fra giovedì e venerdì, però, una volta recuperati i fucili dei
cacciatori, i carabinieri hanno scoperto che i due automatici «Beretta»
avevano incamerato cartucce caricate a pallettoni. Una semplice infrazione
normalmente punita con un’ammenda e, nel caso di recidiva, con una breve
sospensione della licenza di caccia. Giovedì, infatti, la caccia “grossa”
non era consentita ma nè i carabinieri nè gli uomini della Forestale e della
compagnia barracellare di Stintino hanno trovato prede vietate nei carnieri
dei due amici. Il particolare, però, potrebbe infuire sul prosieguo dell’
inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dal sostituto procuratore
della Repubblica Paolo Piras. La forza d’impatto e di penetrazione di una
rosata di pallettoni è ben diversa da una rosata di pallini per tordi. E uno
dei quesiti ai quali dovrà presumibilmente rispondere il medico legale
riguarderà infatti gli effetti della fucilata. Sempre che Enrico Biccheddu
sia stato centrato dalle pallottole per caccia grossa e non dai pallini per
tordi, come raccontato da Giuseppe Masia. Sembra invece attendibile la
ricostruzione della dinamica dell’incidente che, secondo quanto detto da
Masia, sarebbe stato provocato da un brusco movimento mentre scavalcava un
muretto a secco. Comunque una “spietata” fatalità, visto che il colpo
sarebbe partito quando Enrico Biccheddu si trovava almeno a una decina di
metri dal compagno di caccia e la casualità ha voluto che si trovasse sulla
linea di tiro. Una tragedia che ha nuovamente sconvolto la comunità di Pozzo
San Nicola, già duramente colpita dalla morte di Massimiliano Mercurio,
morto durante una battuta di pesca al largo dell’Asinara. - Pinuccio Saba
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/lanuovasardegna/2009/01/31/
SC5PO_SC501.html

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Caserta, parte accidentalmente un colpo di fucile a Baia e Latina: cacciatore in gravi condizioni

gennaio 31st, 2009 by admin

Scritto da Laura Ferrante,

Pietramelara (Caserta) -  Una tragedia incredibile quella che è avvenuta tra le montagne di Baia e Latina (Caserta), un uomo è stato colpito accidentalmente dal fucile da caccia. Roberto Margherita, 44 anni, di Casaluce (Caserta), aveva organizzato la sera prima una battuta di caccia insieme ad un gruppo di amici, con cui divideva la stessa passione.

I cacciatori sono partiti stamattina all’alba e si sono recati in località Campetelle, una zona di montagna tortuosa difficile da raggiungere. Arrivati a destinazione gli uomini per circa metà della mattinata, sono stati a contatto con la natura ed hanno potuto tranquillamente cacciare senza intoppi.

Erano circa le 11, la caccia continuava ma il povero Roberto aveva da fare i suoi bisogni fisiologici. L’uomo si è allontanato dal gruppo e si è appartato per poter espletare i suoi bisogni. Poco dopo, il gruppo restante dei cacciatori, è stato attratto da uno sparo, gli uomini sono accorsi verso il posto dove il poveretto era andato ed hanno assistito ad una scena tremenda: il povero Roberto era a terra, il volto sfigurato da un proiettile.

Subito uno degli amici ha allertato il servizio sanitario del 118, sul posto è arrivata l’ambulanza di Piedimonte Matese (Ce) ed una seconda ambulanza che era nei pressi della località montana. Il malcapitato è stato trasportato immediatamente al vicino ospedale di Piedimonte ma le sue condizioni erano visibilmente molto gravi.

Nella stessa mattinata è stato disposto il suo trasferimento in un’altra struttura più idonea al suo caso ed è stato scelto l’ospedale di Nocera Inferiore (Na). Ma mentre gli operatori dell’ambulanza stavano organizzando il trasporto, le condizioni fisiche del poveretto sono peggiorate. L’uomo è stato riportato all’interno della struttura ospedaliera dentro la quale è rimasto fino a che le sue condizioni si sono stabilizzate.

Qualche ora dopo, lo sfortunato è stato trasferito all’ospedale Cardarelli di Napoli dove è stato ricoverato nel reparto di rianimazione. Sembra che le speranze di salvezza siano poche, la vita del 44enne è in pericolo. Sulla dinamica della tragedia stanno indagando i militari dell’arma di Pietramelara (Caserta), coordinati dal maresciallo Gino Parillo.

Dalle prime indagini pare che il poveretto, che si era allontanato per i suoi bisogni, aveva fatto cadere accidentalmente il fucile che aveva tra le mani il quale aveva il colpo in canna che è esploso. L’uomo in quel momento aveva abbassato la testa ed il proiettile ha colpito il mento uscendo dalla nuca. Il volto del poveretto è completamente distrutto dal micidiale colpo che lo ha trafitto. Una mattina che è finita tragicamente.

http://www.ecodicaserta.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2929

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Santu Lussurgiu, incidente di caccia Muore un ristoratore di 46 anni

gennaio 31st, 2009 by admin

Santu Lussurgiu, incidente di caccia
Muore un ristoratore di 46 anni
Poco prima di mezzogiorno, un ristoratore di San Vero Milis è stato fulminato da una fucilata durante una battuta al cinghiale nella zona di Pabarile, a Santu Lussurgiu
Un colpo secco dal fucile dell’amico. E’ morto così, Mario Puliga, 44 anni di San Vero Milis, titolare dell locale Lo Scivolo, a Mandriola, nella marina di Putzu Idu. L’incidente di caccia è avvenuto intorno alle 12 nella campagne di Pabarile, a Santu Lussurgiu, vicino alla strada provinciale 19 poco prima del bivio per i ripetitori di Badde Urbara. Secondo una prima ricostruzione, Puliga si trovava nascosto dietro un cespuglio quando il collega di caccia, ahce lui di San Vero Milis, ha fatto partitre una scarica di pallettoni non appena ha visto sbucare dalla vegetazione un cinghiale. La fucilata ha preso in pieno Puliga, uccidendolo.

http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/104189

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Montesarchio, caccia illegale: denunciato un uomo di San Leucio del Sannio

gennaio 29th, 2009 by admin

Montesarchio, caccia illegale: denunciato un uomo di San Leucio del Sannio
Al trasgressore sono stati sequestrati dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato due fucili e le cartucce detenute illegalmente.

Il fenomeno dell’attività venatoria illegale (bracconaggio), in Valle Caudina sta assumendo proporzioni di un certo rilievo minacciando gravemente la qualità e consistenza del patrimonio faunistico locale.
Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Montesarchio, da tempo impegnati con una serie di attività finalizzate all’antibracconaggio, durante il servizio svolto nella giornata di ieri, in agro del Comune di Montesarchio, hanno sorpreso una persona: C.T. di San Leucio del Sannio, che all’imbrunire esercitava la caccia senza il possesso del permesso di porto di fucile nonché degli altri documenti indispensabili per l’attività venatoria.
Gli uomini della forestale procedevano, pertanto, al sequestro dell’arma e delle cartucce detenute illegalmente dal trasgressore al momento del controllo perché in violazione della Legge sulle Armi.
Nel prosieguo degli accertamenti posti in essere nell’immediatezza del fatto il personale forestale, mediante la perquisizione domiciliare, scopriva altresì il possesso di un secondo fucile tenuto dal contravventore in un’abitazione diversa da quella dichiarata.
La seconda arma veniva posta anch’essa sotto sequestro per violazione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.
Le operazioni conclusesi verso le ore 22,00 terminavano con la denuncia a piede libero trasgressore alla competente Autorità Giudiziaria sia per il mancato possesso del porto d’armi che per il reato ai sensi del Testo Unico Legge Pubblica Sicurezzahttp://lnx.82cento.it/page/leggitutto.php?idNews=7403

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Bracconaggio, Sorpreso dai forestali con i bocconi avvelenati

gennaio 29th, 2009 by admin

Bracconaggio, Sorpreso dai forestali con i bocconi avvelenati

Folgaria (Trento) - Gli uomini del Corpo forestale provinciale in forza all’Ufficio distrettuale di Rovereto hanno denunciato alla magistratura roveretana un bracconiere che “seminava” nei boschi di Folgaria bocconi avvelenati

I bocconi avvelenati e il materiale utilizzato

L’uomo, un agricoltore settantenne, in possesso di regolare licenza di caccia, è stato sorpreso mercoledì mattina in flagrante, in località Boschetti di Folgaria, nella zona ovest del paese, mentre posava a terra pezzetti di salsiccia avvelenata. Dopo avere ammesso le sue responsabilità, l’uomo ha spontaneamente indicato ai forestali i punti dove aveva nascosto una decina di bocconi avvelenati, che sono stati quindi tutti recuperati. In casa sua i forestali hanno poi trovato i resti dell’insaccato utilizzato per le micidiali esche ed il veleno, un diserbante altamente tossico.

Veleno, una pratica molto diffusa

La pratica di seminare bocconi avvelenati in boschi e prati anche frequentati da escursionisti è una “piaga” che ha purtroppo preso piede, ormai da anni, anche in Trentino. Per molto tempo si è utilizzata la stricnina, ma da quando ne è vietata la vendita, ad essere usati sono in particolare fitofarmaci (anche miscelati tra loro) impiegati in agricoltura.

A farne le spese sono, molto spesso, cani e gatti, ma non è raro che a rimanere uccisi (tra l’altro dopo atroci sofferenze) siano anche animali selvatici, quella selvaggina cioè che sedicenti “cacciatori” vedono minacciata dalla presenza delle volpi, alle quali i bocconi avvelenati sono principalmente destinati.

L’obiettivo era di eliminare le volpi

Anche nel caso di Folgaria l’obiettivo era questo: eliminare le volpi. Nonostante sia questo il peggiore periodo per la specie, decimata da una tremenda epidemia di cimurro che ha provocato la morte di decine di esemplari. “Si tratta di una caccia - avverte il vice questore aggiunto Giorgio Zattoni, capo dell’Ufficio distrettuale forestale di Rovereto - che, contrariamente a quanto possa credere chi la pratica, non è affatto selettiva e che finisce con il colpire tutte le specie, dai canidi ai mustelidi, arrecando un grave danno ad una fauna che ha un alto valore ambientale, giacché è essenziale al mantenimento dell’equilibrio tra le specie”.

Mai fino ad ora si era riusciti a cogliere sul fatto chi fa ricorso a simili, incivili metodi di “caccia”, e frustrati dalla difficoltà di risalire ai responsabili di questi atti sono stati fino ad ora gli sforzi di forestali ed altre forze di polizia. Per una volta le cose sono andate diversamente, ma se anche la fortuna ha avuto la sua parte - come ammette lo stesso capo dei forestali di Rovereto - molto lo si deve alla costante opera di controllo e sorveglianza, intensificata in questo periodo caratterizzato dall’uscita allo scoperto di molti animali selvatici in cerca di cibo, messa in campo dal Corpo Forestale Provinciale.

Intensificata l’attività antibracconaggio

Proprio nell’ambito di tale attività antibracconaggio, i forestali di Rovereto sono riusciti a sorprendere, poco dopo le 8 di mercoledì mattina a Folgaria, il cacciatore. L’uomo, residente a Folgaria, è stato notato per il fare sospetto, mentre sceglieva con cura i luoghi dove depositare le esche avvelenate: alla base di un albero, vicino ad un ramo secco o sotto una corteccia. Nello zainetto che portava con sé i pezzetti, già tagliati, di salsiccia imbevuta nel diserbante, guanti nelle mani per non contaminarsi con il veleno, ciaspole ai piedi per muoversi più agevolmente nella neve.

Alla vista dei forestali l’uomo ha cercato inizialmente di negare, poi di allontanarsi dalla zona. L’intervento di altri forestali, tra i quali l’ispettore capo Bruno Sordo, comandante della stazione di Folgaria, e dell’ispettore superiore Claudio Anesi dell’Ufficio distrettuale di Rovereto, è valso a bloccare il cacciatore ed a convincerlo a collaborare, indicando le altre esche già precedentemente depositate nel bosco. La zona “Boschetti”, tra l’altro, è una di quelle che i forestali stavano già tenendo d’occhio e dove in passato sono stati segnalati casi di avvelenamento di cani.

Ora l’uomo è stato denunciato dai forestali alla magistratura per esercizio della caccia in periodi di divieto, con l’aggravante dell’utilizzo di mezzi proibiti (i bocconi avvelenati, appunto) e naturalmente segnalato al Servizio Foreste e Fauna della Provincia che valuterà l’eventuale sospensione della licenza di caccia. La stessa magistratura potrebbe, per altro, ravvisare nella sua condotta altre e più gravi ipotesi di reato quali il danno ambientale e l’attentato alla salute pubblica.

di Cristian Zurlo

http://www.lavocedelnordest.it/articoli/2009/01/29/1477/bracconaggio-sorpreso-dai-forestali-con-i-bocconi-avvelenati

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Faceva tiro al bersaglio con i fagiani: fermato

gennaio 28th, 2009 by admin

Faceva tiro al bersaglio con i fagiani: fermato

FIUMICINO Faceva il tiro al bersaglio con i pregiati fagiani della Riserva Naturale Statale del «Litorale Romano». E per di più comodamente seduto sulla sua imbarcazione trascinata dalla corrente del Tevere. A rovinargli la partita di caccia illegale sono stati i controlli della Polizia provinciale di Roma, da tempo in allerta per prevenire il fenomeno del bracconaggio nelle aree protette dei territori di Ostia e Fiumicino.

Proprio nell’ambito del monitoraggio del biondo fiume, l’altro giorno gli agenti della locale stazione di via Anco Marzio a Fiumicino, hanno individuato e sorpreso L.C., mentre sparava agli uccelli da un natante a motore sul Tevere, all’altezza del Grande Raccordo Anulare. Oltre alla denuncia a piede libero, per il bracconiere è scattato il sequestro del fucile e della «refurtiva» venatoria fino ad allora raccolta. L’uomo infatti, prima di essere fermato, era riuscito ad uccidere già sei fagiani.
Val. Cos.

http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/2009/01/27/981899-faceva_tiro_bersaglio_fagiani_fermato.shtml

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gennaio 27th, 2009 by admin

Maltrattamento di animali, condannato allevatore

27 gennaio 2009| F.L.

Un allevatore di Olivetta San Michele, Fulvio Pastor è stato condannato a 6 mesi di reclusione per maltrattamento di animali dal giudice Paolo Luppi di Ventimiglia, che gli ha interdetto «qualsiasi attività di trasporto, commercio ed allevamento di animali, disponendo la confisca di tutte le bestie di sua proprietà».

L’uomo aveva provocato la morte di cinque capre e un agnello, parte del suo allevamento, che erano stati confinati in un recinto in condizioni igieniche pessime. «Questa sentenza – spiega il responsabile della Lega del Cane di Ventimiglia, Danilo Roda - sia di monito tutti coloro che possedendo animali di ogni tipo e razza considerano gli stessi solo degli strumenti e non degli esseri sensibili al dolore ed alle gioie. Vogliamo ricordare che le nostre ‘guardie’, con nomina da parte della Prefettura di Imperia, stanno intensificando i controlli su tutto il territorio Intemelio, in modo particolare per la tutele ed il benessere dei cani e dei gatti»http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/imperia/2009/01/27/1202045700040-maltrattamento-animali-condannato-allevatore.shtml.

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La rabbia dei cacciatori - Fucecchio

gennaio 26th, 2009 by admin

FUCECCHIO. Proteste dei cacciatori per l’allargamento dell’area protetta del
Padule. «E’ con grande stupore che le associazioni Arcicaccia, Federcaccia e
Anuu migratoristi hanno appreso del recente atto della giunta provinciale
con cui si approva il piano di sviluppo socio economico per le aree
protette - spiegano - nel piano infatti la giunta afferma la propria volontà
di procedere all’allargamento della riserva naturale provinciale Padule di
Fucecchio per un totale di circa 130 ettari oltre ai 25 dell’attuale area
protetta fiorentina».  E le associazioni prendono una posizione pesante. «Il
comportamento della Provincia è assolutamente scorretto nel metodo e nel
merito - spiegano - nel metodo perché non sono state minimamente coinvolte o
interpellate né le associazioni venatorie né l’associazione dei proprietari.
Entrando poi nel merito dobbiamo poi sottolineare le numerose incongruenze
tecniche e politiche di questa decisione».  «E’ completamente folle
istituire una riserva su terreni di proprietà privata - spiegano ancora - i
quattro proprietari dei terreni interessati dall’ampliamento alle Morette
hanno già infatti ampiamente manifestato la loro contrarietà; senza pensare
all’eventualità, peraltro quasi certa, di un contenzioso giuridico. Essi
impediranno l’accesso e quindi la gestione della riserva che quindi si
trasformerà rapidamente in un canneto abbandonato. Ci chiediamo: sarà utile
all’avifauna?».  «Non vogliamo ricordare alla giunta provinciale cosa è
successo in analoga situazione al lago di Gaine posto in divieto di caccia
su pressioni del Wwf - continuano ancora - l’ultima zona umida ai confini
con Firenze, venti ettari allagati tutto l’anno grazie ai cacciatori
trasformato in una sterpaia abbandonata!» I cacciatori si chiediano poi
quanto costa al contribuente gestire queste riserve naturali. Oltre all’
esborso di 130.000 per acquistare una parte dei terreni che faranno parte
della riserva, «chi pagherà i lavori di manutenzione ordinaria e
straordinaria che finora i cacciatori realizzavano a spese proprie? -
proseguono le associazioni - le confinanti riserve naturali vengono gestite
dal centro di documentazione e ricerca del Padule di Fucecchio non col
volontariato, o in misura molto ridotta, ma con continue sovvenzioni e
contributi pubblici, della Regione, della Provincia di Pistoia e dei Comuni
limitrofi al Padule, che negli anni assommano a centinaia di migliaia di
euro». «Almeno i cacciatori, a differenza dei sedicenti ambientalisti pagano
molte tasse per la loro attività e non gravano sul bilancio dello Stato -
concludono - ma nonostante tutto le associazioni venatorie vogliono ancora
una volta fare uno sforzo alla ricerca di soluzioni condivise: si faccia la
riserva naturale, ma unicamente sui terreni acquistati dalla Provincia (con
gli ovvi aggiustamenti si può arrivare una superficie protetta di circa
65/70 ettari, raggiungendo un totale a divieto di 90/95 considerando anche
la parte già a divieto di 25ettari). La si gestisca utilizzando anche il
volontariato dei cacciatori, dei proprietari dei fondi e cercando di gravare
il meno possibile sulla collettività». In ogni caso nei prossimi giorni, le
associazioni si mobiliteranno «attivando alleanze con tutti i cittadini e
cacciatori, associazioni agricole e proprietari dei fondi contro questa
decisione calata dall’alto lesiva di ogni elemento di concertazione con le
categorie interessate»
http://ricerca.quotidianiespresso.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2009/01/21
/LE3LE_LE304.html.

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Infarto mentre è a caccia - Capalbio

gennaio 26th, 2009 by admin

CAPALBIO. Ivano Nenci, 53 anni, un noto ristoratore maremmano, se n’è andato
all’ora di pranzo, mentre era al centro del suo mondo: insieme ai compagni
di caccia nella macchia di Poggio Vaccaio a due passi da casa, nel Comune di
Capalbio.  Lo ha ucciso un infarto e il suo cane lo ha vegliato finché non
sono arrivati gli amici.  I compagni della battuta di caccia hanno cercato
di mettersi in contatto con lui attraverso la radiolina: «Capello, ci sono i
cani che abbaiano, arrivano i cinghiali», hanno ripetuto con sempre maggiore
insistenza.  Ivano Nenci era il più vicino al canaio. Ha solo detto: «Vado
io a vedere». Poi il silenzio. Capello deve aver fatto qualche passo prima
di essere colto dal malore che lo ha ucciso. Perché quando i compagni di
caccia sono arrivati lo hanno trovato a terra, incosciente. Accanto a lui il
fido cane Zoppetto che lo ha vegliato fino a quando il corpo non è stato
trasportato sull’ambulanza.  «Non ha avuto nemmeno il tempo di chiedere
aiuto», spiegano alcuni amici ancora sotto choc.  La prima chiamata alla
centrale del 118 è delle 12,20. Dal Misericordia di Grosseto si è alzato in
volo Pegaso. L’elisoccorso è atterrato in uno spiazzo lungo la strada che
costeggia la provinciale della Vallerona.  «Il corpo - raccontano - era una
settantina di metri dentro la macchia». Il medico ha solo potuto constatare
la morte del cacciatore
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2009/01/18/LFEPO_
LF206.html.

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Sequestrato un tubo-fucile - SILIQUA

gennaio 26th, 2009 by admin

Gli uomini del Corpo forestale della stazione di Siliqua hanno sequestrato
un fucile artigianale usato per la caccia di frodo. Il ritrovamento è stato
effettuato in località Monte Nou, in una zona boschiva al confine tra
Siliqua e Decimomannu. Il "tubo fucile", una pericolosa arma sistemata dai
bracconieri nei sentieri di passaggio della selvaggina, era nascosto sotto
dei cespugli. Già impiegato in almeno un’occasione (all’interno era ancora
presente il bossolo calibro 12), il fucile era perfettamente funzionante e
pronto per essere riutilizzato per la caccia illegale a cervi e cinghiali.
«Si tratta di un’arma artigianale
realizzata con un semplice tubo zincato,ma pericolosissima», dice Gianfranco
Pisu, comandante dei ranger della stazione di Siliqua. «Il tubo-fucile non
mette soltanto a repentaglio in modo vigliacco la vita dei grandi mammiferi
selvatici, ma anche l’incolumità di chi va in montagna semplicemente a
passeggiare: a cercare funghi, a cacciare con regolare permesso». Tutta l’
area è ora battuta dagli uomini della Forestale, alla ricerca di altri
eventuali ordigni clandestini. Avviate le indagini per risalire all’autore
del reato. (p.v.)
http://www.unionesarda.it

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